Marco Divitini

Biografia

Nato a Brescia nel 1960, diplomato alla Scuola d’Arte e specializzato presso la Kodak di Roma, Marco Divitini consegue numerosi premi e riconoscimenti sin dagli inizi della sua carriera.

Titolare dal 1984 di uno studio fotografico nel cuore di Teramo, oltre a realizzare raffinati servizi per tutti i tipi di cerimonie, si dedica con passione a reportage nei vari continenti, sia naturalistici – nei quali coglie in modo spettacolare particolari, colori e dettagli  –  sia descrittivi della vita esotica e quotidiana dei popoli stranieri, nel rispetto delle loro tradizioni e della loro cultura.

Stimato ed apprezzato professionista, realizza inoltre servizi fotografici sempre innovativi per ogni tipo di occasione, coniugando l’arte della raffinatezza con la modernità delle tecniche.

Ed è proprio questa spinta ad interpretare la fotografia in un modo diverso, non come semplice composizione di scene standardizzate, che avvicina Marco Divitini alla tecnica dell’infrarosso, la quale consente di riprendere immagini utilizzando uno spettro che va oltre quello della luce visibile.

Con l’uso dell’infrarosso in bianco e nero Divitini elimina il colore, considerandolo un elemento superfluo che distrae dalle forme pure e semplici dell’immagine, riproducendo così territori e paesaggi nella loro dimensione onirica che svela un’altra realtà, una “realtà alternativa”.

L’originalità e le capacità che lo contraddistinguono nell’utilizzo dell’infrarosso gli valgono ben due onorificenze: nel 2016 il Comune di Favara, al sesto posto nella classifica mondiale delle mete turistiche preferite dagli amanti dell’arte contemporanea, gli conferisce la cittadinanza benemerita per essere riuscito a “emanare trame di luce attraverso l’impalpabile materia dei sogni”; nel 2018, invece, viene nominato Accademico d’Onore nella Classe delle Arti dell’Ateneo Internazionale degli Empedoclei di Agrigento.          

Nel 2019, infine, il Parco della Valle dei Templi di Agrigento e la città di Noto gli dedicano due preziosi cataloghi, arricchiti dai testi critici del professor Nuccio Mula, componente dell’Associazione Internazionale Critici d’Arte dell’Unesco (Parigi).